Ognuno di noi conosce il proprio territorio e ciò che lo circonda

Sana02.06.2017
Hajmi445 b.



Ognuno di noi conosce il proprio territorio e ciò che lo circonda.

  • Ognuno di noi conosce il proprio territorio e ciò che lo circonda.

  • Lo conosciamo talmente bene che non lo osserviamo mai con attenzione.

  • Poniamoci qualche domanda:

  • Sappiamo quali sono le auto parcheggiate nella nostra strada di casa e a chi appartengono ?

  • Conosciamo chi abita nel nostro palazzo ?

  • Conosciamo chi frequenta il nostro bar , la piazza o il parco dove facciamo jogging?

  • Quando siamo fuori casa, teniamo gli occhi fissi sullo smartphone e ignoriamo quello che accade attorno a noi?

  • Al fine di una seria prevenzione è importante invece imparare ad

    osservare e a registrare nella memoria tutti quegli elementi che non fanno parte del nostro mondo abituale

    .
  • Le note che seguono sono tratte dal manuale di G. Spinelli , esperto dello U.S Departement of Defense,

  • basato su procedure A.T.B.P. (Anti-Terrorism Behaviour & Performance Skills)



E’ pertanto indispensabile acquisire

capacità di osservazione per evincere quel dettaglio che potrebbe rappresentare un elemento di allerta

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  • E’ pertanto indispensabile acquisire

    capacità di osservazione per evincere quel dettaglio che potrebbe rappresentare un elemento di allerta

    .
  • Un esempio , per così dire, «estremo» ma realmente accaduto:

  • poco prima di un attentato terroristico in un area aeroportuale, due persone avevano una sola mano coperta da un guanto nero. Era la mano dove tenevano il detonatore (il seguito è facilmente immaginabile).

  • Una cosa strana, che avrebbe dovuto attirare l’attenzione di qualcuno, eppure non è accaduto.

  • Perché?

  • Probabilmente perché abbiamo perso l’abitudine di guardarci intorno.



Nei tanti casi possibili di «eventi criminali», dobbiamo porci la domanda :

  • Nei tanti casi possibili di «eventi criminali», dobbiamo porci la domanda :

  • «se fossimo stati preparati a osservare, avremmo potuto fare qualcosa ?».

  • La risposta dovrebbe essere : «forse sì. Disponendo di un numero dedicato da chiamare, avremmo potuto dare l’allerta e la catena di reazione avrebbe potuto entrare in azione in tempo» .

  • Questo è quello che intendiamo per

  • cultura della sicurezza molecolare

    .


E’ importante guardare ciò che accade intorno a noi per :

  • E’ importante guardare ciò che accade intorno a noi per :

  • Rilevare situazioni anomale, cioè fuori dalla norma, dall’ordinario;

  • Valutare se la differenza rispetto alla norma è significativa ;

  • Capire perché quel fatto o quella persona ha attirato la nostra attenzione (dare importanza alle sensazioni può essere assai utile);

  • Rilevare se l’anomalia si verifica allo stesso modo in periodi temporali diversi;

  • Capire che cosa si sta osservando mettendo l’anomalia in relazione ad altri elementi.

  • Dobbiamo cioè imparare a capire gli eventuali segnali che ci dicono che

    attorno a noi sta accadendo qualcosa di diverso dal solito

    . Dobbiamo , però, disporre di un

    riferimento istituzionale

    al quale segnalare ciò che abbiamo osservato. E’ questa, in ultima analisi, la «quintessenza» del

    CONTROLLO DI VICINATO

    .


Che cosa fare di fronte ad un comportamento sospetto :

  • Che cosa fare di fronte ad un comportamento sospetto :

  • Immaginiamo che ci accada di notare in qualcuno un comportamento che ci mette sul «chi va là» . Se decidiamo di non ignorare la cosa , possiamo dar retta al nostro istinto.

  • In ogni caso deve essere chiaro che NON stiamo parlando di intervenire fisicamente, ma solo di osservare e raccogliere informazioni da trasmettere alle Forze dell’Ordine.

  • Se notiamo qualcuno con comportamenti sospetti dobbiamo fare a monte una scelta :

  • Osservare senza farci notare ?

  • Oppure fare deliberatamente capire che stiamo osservando per provocare una qualsiasi reazione?

  • Nel secondo caso la risposta dell’osservato, il sospetto criminale, dipenderà molto dal suo livello di «preparazione» e dalla sua «esperienza». Ma anche il più «esperto», una volta che si sentisse osservato , avrà una reazione al pericolo.

  • Potrebbe:

  • Offrire una qualsiasi risposta per creare un primo scudo difensivo;

  • Cercare di essere collaborativo e cortese per evitare di attirare l’attenzione e avere una reazione ostile;

  • Evitare qualsiasi reazione

  • In questa fase è sempre importante :

  • Lasciar parlare colui che stiamo osservando per cercare di valutare la sua carica emotiva

  • Cercare di acquisire più dati possibili (statura, tratti somatici, tono di voce, abbigliamento, ecc.) e altri elementi che potrebbero rivelarsi utili per l’identificazione.



Anche l’assenza di comportamenti o reazioni è importante!

  • Anche l’assenza di comportamenti o reazioni è importante!

  • Un criminale che si senta osservato cercherà di ridurre lo scambio verbale e i contatti per evitare di mostrare le sue emozioni. Questo è un segnale da NON sottovalutare perché dimostrerà la capacità di non riuscire a gestire le emozioni . Più il criminale è «esperto» più riuscirà a controllarsi ma, paradossalmente, il controllo genera un comportamento innaturale e se impariamo a leggere il linguaggio del corpo riusciremo a percepire la simulazione.

  • E’ infatti possibile nascondere le proprie emozioni , ma per un lasso di tempo limitato. Anche chi ha profonda esperienza criminale, compreso, all’estremo, anche un addestramento terroristico di alto livello, non riesce a controllare tutti i movimenti del corpo , la sudorazione, il battito cardiaco, il respiro , la mimica facciale a lungo.

  • Cominciamo, quindi, ad osservare il volto: se esso trasmette paura, collera, ansia. Cerchiamo di lasciarci colpire dalle sensazioni e poi cerchiamo di razionalizzare quelle sensazioni .

  • Cerchiamo di capire se la persona che stiamo osservando cerca di sottrarsi alla nostra analisi distogliendo lo sguardo, abbassando la testa , muovendosi in modo nervoso. Anche il sorriso innaturale e immotivato è indice di nervosismo e ansia.



«Siamo vulnerabili ma non indifesi»

  • «Siamo vulnerabili ma non indifesi»

  • L’aforisma che precede evoca un modello ove la «sicurezza» chiama in causa i cittadini.

  • Dobbiamo cominciare a pensare in termini di «anelli di protezione» : il dispositivo che garantisce la sicurezza di un Paese , che può essere immaginato come una serie di anelli concentrici che lo circondano e lo proteggono.

  • Il primo anello : è l’intelligence che ha il compito di prevenire e informare il decisore politico sulle minacce;

  • Il secondo anello : sono le Forze di Polizia che hanno il compito di garantire la sicurezza dei cittadini e reprimere con azioni di polizia giudiziaria gli eventi criminosi e terroristici.

  • Il terzo anello è rappresentato dalle Forze Armate utilizzate per la sicurezza interna .

  • Questi tre anelli sono la SICUREZZA ISTITUZIONALE.

  • Il quarto anello è la

    sicurezza sussidiaria

    : rappresentata da tutte quelle strutture a carattere privato che normalmente garantiscono la protezione dei beni e delle persone e/o collaborano con le istituzioni di polizia pubblica ; tra questi le guardie giurate , gli addetti al controllo degli avventori e , nel caso del nostro Comune , soprattutto il

    volontariato-partner della sicurezza

    .
  • Il quinto anello , il vero «soggetto cardine» del Controllo di Vicinato , è rappresentato dai

    CITTADINI

    , che possono essere i «sensori passivi» per il controllo del territorio e «soggetti attivi» nelle emergenze.
  • Occorre , tuttavia, che il «quarto e quinto anello» del dispositivo di sicurezza

  • vengano coinvolti in modo strutturato ed organizzato dalle istituzioni .

  • E’ questa la vera «ratio» del progetto «CONTROLLO DI VICINATO»




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